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ANTHONY CARUANA SI RACCONTA AI MICROFONI DI ILARIA SOLAZZO

Ilaria Solazzo, giornalista pubblicista e blogger, ha intervistato per noi e per voi di Cool Magazine lo scrittore Anthony Caruana.

INTERVISTA

ILARIA – Ciao Anthony e benvenuto su questo magazine. Partiamo subito dalla prima domanda. Cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di scrittore?

Anthony – Lo slancio primario è, senza dubbio, quello di voler raccontare la contemporaneità. Sono molto attento a tutto ciò che mi sta intorno. Mi piace osservare la natura umana all’interno del contesto sociale e reinventare la realtà, trasformandola in narrazione.

ILARIA – Hai delle abitudini particolari durante la scrittura?

Anthony – Devo avere le idee molto chiare sulla scena che voglio scrivere. Mi metto al computer solo dopo aver elaborato il passaggio successivo che mi occorre per portare avanti una storia. In genere scrivo poco, dalle tre alle cinque cartelle a seduta, nel tardo pomeriggio e durante il weekend. La mattina la dedico alla revisione e alla riscrittura.

ILARIA – Quale messaggio hai voluto lanciare con il tuo libro “Sul filo del coraggio” edito dalla Bertoni editore?

Anthony – Ci sono diversi messaggi e tematiche che ho voluto affrontare nel mio nuovo messaggio. Il principale è quello di invitare il lettore a riflettere sulla mancanza di comunicazione fra la Generazione Z e gli adulti. Bisogna che entrambe le parti facciano un passo verso l’altra, prima che questa distanza diventi incolmabile. I ragazzi sono preziosi; gli adulti devono recuperare il ruolo di guida che gli spetta.

ILARIA – Chi sono i tuoi scrittori preferiti? E i tre libri più interessanti che hai letto recentemente?

Anthony – Amo la letteratura nordamericana contemporanea. Tra i tre libri interessanti che mi sento di suggerire cito: Crossroads di Jonathan Franzen, La casa di marzapane di Jennifer Egan e I ragazzi della Nickel di Colson Whitehead.

ILARIA – Se tu potessi andare a cena con uno scrittore del secolo scorso chi sceglieresti e perché?

Anthony – Anche se ancora in attività, è nato del 1947, con Paul Auster. Trovo una profonda intimità e sintonia leggendo i suoi romanzi.

ILARIA – Come mai tanti di noi, a tuo avviso, affidano la propria vita al destino?

Anthony – A volte è più facile giustificare le proprie azioni se se ne dà la responsabilità a terzi. Io consiglio di essere sempre protagonisti della propria vita. Soprattutto negli sbagli. Bisognerebbe eliminare dai nostri vocabolari interiori la parola regret: rimpianto.

ILARIA – Mentre scrivevi il tuo libro avevi già in mente tutta l’opera nella sua totalità?

Anthony – In realtà no. Avevo in mente l’idea globale, le tematiche che volevo affrontare, il ruolo dei personaggi principali nella storia e il finale. Nella fase di preparazione fisso dei punti, che in genere coincidono con i momenti di passaggio tra gli atti narrativi. Tendenzialmente cerco di rispettarli, a meno che i protagonisti decidano andare in un’altra direzione.

ILARIA – Qual è, a tuo avviso, il libro più bello che hai scritto fino ad oggi?

Anthony – La domanda è difficilissima. Sono tutti e quattro – quelli finora pubblicati – molto importanti per me, in quanto rappresentano la mia specifica volontà di voler raccontare delle storie che sentivo dentro. Sul filo del coraggio, l’ultimo appena uscito per Bertoni Editore, è quello che secondo me, rappresenta maggiormente il mio stile di scrittura, il mio intento sociale e psicologico che è alla base della mia scelta narrativa e la mia direzione come scrittore. Ci sono particolarmente legato anche perché, nella stesura del libro, ho potuto sperimentare e inserire tanti contenuti extra-testuali, come per esempio la musica – brani inediti scritti da me insieme al cantautore Francesco Di Iorio – come supporto al romanzo.

ILARIA – Come hai scoperto la passione per la scrittura? Come l’hai coltivata?

Anthony – Io provengo da studi classici. Poi ho proseguito la mia formazione professionale come musicista. Ho sempre amato leggere e questo ha acceso in me l’esigenza di provare a scrivere storie. Così nel 2015 ho iniziato a frequentare dei corsi di scrittura creativa a Roma in cui ho scoperto di provare un intimo e profondo benessere nel creare storie e personaggi di fantasia dal nulla, semplicemente digitando su una tastiera per riempire il foglio bianco.

ILARIA – Com’è cambiata la tua vita scrivendo?

Anthony – È mutato il mio sguardo sul mondo. Sicuramente percepisco quello che mi sta intorno in maniera più profonda. Osservo la realtà facendomi coinvolgere da tutti i cinque sensi, che è poi quello che provo a fare nella scrittura per restituire maggior coinvolgimento ai lettori.

ILARIA – Che sensazione si prova dopo aver pubblicato un bel libro?

Anthony – Credo sia molto simile a un ottimo risultato ottenuto dopo una prestazione fisica estenuante al termine di un’importante gara sportiva. Sfiancante ma colma di soddisfazioni. La fantasia che prende forma. Il pensiero che si fa concretezza. L’immaginazione che diventa carta.

ILARIA – Sei già in attivo con la stesura di un ulteriore manoscritto?

Anthony – Sì, ne ho da poco terminato uno e ne sto iniziando un altro. Cerco di scrivere sempre. È la mia palestra per crescere.

ILARIA – Se tu potessi fare un regalo all’umanità per cosa opteresti?

Anthony – Un augurio piuttosto: quello di imparare a guardare il mondo con gli occhi dei bambini. Il resto verrebbe da sé.

ILARIA – Ci sveli due tuoi sogni nel cassetto?

Anthony – Essere letto da un ampio pubblico di lettori per il semplice desiderio di poter comunicare con tante perone diverse. Vedere, un giorno, una delle mie storie prendere forma sul grande schermo.

ILARIA – Cosa bolle in pentola?

Anthony – Su questa domanda lascio un po’ di suspense. Sono in attesa… come tutti d’altronde.

RECENSIONE

L’ultimo romanzo di Anthony Caruana “Sul filo del coraggio” edito da Bertoni Editore, affascina ed intriga. Un vero connubio alchemico generato dall’uso potente di varie parole. Ho letto il romanzo tutto d’un fiato, con grande partecipazione emotiva. L’ho trovato equilibrato negli spazi dedicati alle persone ed alle circostanze.

Coinvolgente, ben scritto e molto “moderno”… fa immergere completamente il lettore nella storia. Una marcia in più? La peculiarità di essere multimediale. Caruana con la sua spiccata originalità colpisce ancora una volta i suoi lettori dritti al cuore. La vicenda drammatica della scomparsa di Lele è il perno cui girano intorno le vite degli altri personaggi del romanzo, ognuno con un carattere ben definito e studiato, ognuno con la sua visione della vita. La capacità dello scrittore è stata quella di creare una storia che appassioni tutti dal tredicenne all’ottantenne. La trama del suo manoscritto mette perfettamente in luce la nostra società attuale ed i tempi frenetici quotidiani nei quali ci si sente tutti sopraffatti dagli eventi, soprattutto da quando il Covid ha messo piede nel mondo.

Caruana ha fermato il tempo “fotografando” questo periodo storico dai tratti “spigolosi” attraverso le prospettive di diversi personaggi. La struttura complessa, divisa in capitoli “paralleli”, scivola leggera alternando momenti di tensione ad altri di riflessione e di dialogo, senza che la trama si confonda o ne risenta. Nell’armonia complessiva che ne caratterizza la struttura, io lettrice ho compiuto la mia personale indagine poliziesca, aiutata dai dettagli che l’autore ha sapientemente collocato in luoghi precisi e a tempo debito. Guidata dalle sue parole, mi sono addentrata con pathos nelle storie personali degli attori e nelle loro evoluzioni psicologiche. Storie che s’intrecciano sullo sfondo di una Roma personificata, casta e violenta nel contempo, che osserva tutto come fosse una sorta di Grande Fratello.

Attraverso il racconto viene sviscerato il tema del rapporto genitori/figli e del ruolo che ogni componente riveste all’interno della famiglia. Inevitabilmente, quando si forma un nucleo familiare, con il passare del tempo s’incappa nei soliti, comuni errori ed è entusiasmante che l’autore abbia offerto al lettore la possibilità di riflettere su un argomento che ci riguarda tutti nella realtà. Dietro una famiglia come tante, all’apparenza perfetta, si cela un marciume che non è da subito evidente, ma Anthony è bravo nel seminarne indizi già dal principio.

Marta Moroni ha detto: “Il lettore ci si avvicina gradualmente, attraverso veli di brutture che scopre, mano a mano che si addentra nella storia. Dapprima s’imbatte nell’indifferenza di questo padre, figura sospesa e senza peso che sembra, e sottolineo sembra, rivestire un ruolo marginale in cui ha trovato la sua dimensione. Questo padre che abbassa per primo gli occhi, che si allontana come un cane bastonato. L’espressione pater familias con la quale è battezzato dal figlio Luigi lo investe di una luce ironica. Seduto sulla sua poltrona, sembra quasi un re appollaiato su un trono, ma senza scettro. In questo primo velo di bruttura rientra anche l’alienazione di Luigi con la PlayStation dalla famiglia. Figura affascinante e contorta, Luigi. A tratti adulto, a tratti improvvisamente bambino e ancora bisognoso dell’aiuto paterno. Dicotomia che emerge spesso durante il racconto e che viene quasi marchiata con la ceralacca nell’episodio dello spogliatoio. Da attore della storia si tramuta, in alcuni momenti, a narratore esterno della stessa. A volte dolce e premuroso, altre duro e sprezzante. Grazie alla sua figura emergono tutte le contraddizioni e le dinamiche patologiche che caratterizzano la sua come la maggior parte delle famiglie. È sprezzante verso i genitori eppure nutre un senso di onnipotenza nei loro confronti. A pag 88 evidente il suo bisogno, come quello naturale di tutti i figli, di vedere i genitori felici perché, proprio in virtù di quel senso di onnipotenza, si sentono o la colpa dei loro problemi, o investiti per nascita del ruolo/bisogno di trovarne la soluzione. A pag. 31 trovo sublime la capacità dell’autore di restituire al lettore il mondo tumultuoso che si agita dentro la testa di Luigi, arginato dalla mascherina che indossa. Mondo tumultuoso tipico degli adolescenti che spesso non conoscono i giusti canali per dargli ordine e voce.

Nel libro si percepisce la vicinanza dell’autore alla complessa realtà adolescenziale quando parla ad esempio di “anonimato di emozioni” molto frequente tra gli adolescenti o nell’uso di locuzioni proprie degli stessi come “ma voi non potete capire”. Oltre all’alternanza degli stili linguistici noto l’alternanza degli stati emotivi. Luigi, che all’inizio s’impone per una crudezza quasi imbarazzante, nei ricordi della sua storia con Mirella si scioglie in emozioni positive e dolcezza che affiorano dal linguaggio, dalle scene narrate, che sono evocative, e anche i colori che il lettore associa al personaggio cambiano, diventano caldi. Anche il lettore si scioglie un po’ nei suoi riguardi. Luigi è fin dall’inizio ostile verso il padre, ostilità accentuata da quel “lo riconosco” sempre messo tra due punti. “Il suo fare silenzioso” (del padre) “è così assordante da lacerargli i timpani e si chiama fastidio”. Gli ossimori accentuano questa repulsione di Luigi e sono di forte impatto nel lettore che s’immedesima nelle stesse emozioni provate dal personaggio Sebbene sia evidente il turbamento reciproco, nessuno dirà niente al riguardo perché questa è l’abitudine, ma quando Luigi si accorgerà di uno sguardo che non gli ha mai visto, per la prima volta nel romanzo lo chiamerà papà.

Interessante il percorso compiuto da questo padre, verso il quale il lettore all’inizio nutre un senso di lieve antipatia ma che, prima del gran finale, riscatterà il suo ruolo umano, di padre e di marito e, mentre questa figura maschile riscatta se stessa, Luigi riacquista il ruolo di figlio ed emergono piccole grandi verità: il suo sentirsi inadeguato al confronto con lui (pag. 291) o il dichiarare finalmente, apertamente ciò che prova: “nell’abluzione di quel liquido paterno, mescolo le mie lacrime amare. Ho paura”. Emozionante anche il suo rapporto con la madre, dalla quale si aliena per non sentire le solite prediche ma verso la quale nutre tenerezza e senso di protezione.

Questo rapporto offre lo spunto a tutta una serie di riflessioni sulla diversità dei rapporti che si instaurano tra i figli con il genitore maschio, rispetto al genitore femmina. Tutte le fragilità di questa donna, che in alcuni momenti la rendono inadeguata come madre, hanno il loro riscatto a pag. 330 “Come ogni donna ha la forza di cento leoni e la tenerezza di un fiore di campo… Sa di buono. Mia madre ha l’odore di mamma”. Pura poesia. Nessun profumo potrà mai ripetere né eguagliare l’odore di mamma. Ognuna ha il suo, ma tutti sono accomunati da un potere alchemico e guaritore. Tolto il primo velo di brutture, l’autore guida il lettore a scoprire quelli sottostanti, raggiungendo profondità sempre maggiori, come si spoglia di veli un corpo per giungere, avidi, alla nudità della sua carne e allora si entra nel commercio illecito di Luigi, nella truffa e nella violenza, fino all’impatto con la morte, fintamente cercata, crudamente vera, più vicina a noi di quanto si pensi, ma troppo grande da gestire.

Il finale, bellissimo, regala al lettore un senso di serenità e appagamento dopo le tumultuose vicissitudini e il pathos provato durante tutta la narrazione, ricomponendo il tutto e dando la sensazione che, nell’arco della lunga e variegata vita degli attori di questa storia, le vicende, narrate nel romanzo e che li hanno qui accomunati, ne rappresentano solo un breve spaccato. In fondo non è così anche nella vita vera?”

INFO SUL LIBRO

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Dov’è Lele? Come reagisce una città intera di fronte alla scomparsa improvvisa di un promettente produttore musicale di appena vent’anni, con tutta la vita davanti e interi mondi artistici da creare? Luigi, sua sorella e i loro amici sono troppo preoccupati a gestire gli scontri generazionali con le rispettive famiglie, in cui i genitori pensano più a rimanere eterni giovani invece di prendersi le proprie responsabilità, per affrontare la verità di fatti accaduti in un mondo che non gli appartiene. In una Roma che cristallizza le emozioni e fa fatica a stare al passo con i tempi, esisterà ancora qualcuno in grado di percorrere con coraggio il filo sottile della propria esistenza? Una storia che, come la realtà, si nutre di suggestioni non solo scritte ma anche visive e musicali, per restituire l’affresco multisensoriale di una generazione poco ascoltata.

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COOL MAGAZINE INTERNATIONAL 2022 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Questa intervista è stata rilasciata telefonicamente dallo scrittore Anthony Caruana alla giornalista pubblicista Ilaria Solazzo. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633).

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