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FLAVIA RAMPICHINI CI PARLA DEL SUO LIBRO: “L’AMORE AI TEMPI DEL G8”

«Ma tu lo sai che il venti per cento della popolazione mondiale consuma l’ottanta per cento delle risorse planetarie, e tutti gli altri vivono nella miseria? Io non voglio più essere complice di questo sistema».

«E cosa vuoi fare?» replicò Youssef spegnendo la sigaretta nel pacchetto vuoto che infilò poi nella borsa. «Non sei mica Dio».

Scheda del libro
http://www.annullieditori.it/libri/lamore-ai-tempi-del-g8/?msclkid=538b2691cf8011eca4d680bb36b2b295

Sito ufficiale della casa editrice
http://www.annullieditori.it

Descrizione del libro, (in breve).

Il vertice dei potenti che si tenne a Genova nel 2001, con le manifestazioni di protesta e la dura repressione da parte delle forze dell’ordine, fa da filo conduttore e da spartiacque a questi sei racconti, i cui personaggi sono ritratti in un momento cruciale del loro percorso esistenziale. Tutto comincia con i buoni propositi formulati a Capodanno da Eva, che decide di dare una svolta alla propria vita e si imbatte nei preparativi per un corteo di migranti; undici anni dopo, mentre va al funerale di una militante nonviolenta, Armando riflette sui motivi che l’hanno condotto ad allontanarsi dal movimento, e si ritrova intrappolato in uno scenario apocalittico. Nel mezzo, amori vecchi e nuovi, colti sul nascere o nel momento del declino, amori negati, sognati, o vissuti fino in fondo, amori che lasciano comunque un segno indelebile, come il marchio impresso all’inizio del nuovo millennio dai fatti del G8.

Dettagli circa il libro

Titolo libro: “L’AMORE AI TEMPI DEL G8”.

Autrice: Flavia Rampichini.

Editore: Leonardo Annulli.

Casa editrice: Annulli Editori.

Illustrazioni a cura di: Luca Salce.

Collana: narrazioni.

Prezzo: 11 euro.

Formato: 12×19,5.

Anno di uscita: 2019.

Codice ISBN: 978-88-95187-74-7.

Numero di pagine: 116. 

Info sull’autrice del libro

Flavia Rampichini vive a Milano, e fa la bibliotecaria. Quando era grecista, ha collaborato alla traduzione e al commento degli Epigrammi di Posidippo di Pella, pubblicati nel 2008 per Mondadori nella collana Oscar classici greci e latini. Come mamma-scrittrice, ha pubblicato nel 2012 per la casa editrice Mammeonline Magari parto. Diario di bordo per gestanti e neomamme. Nel 2018, con Apollo edizioni ha pubblicato il romanzo fantasy Il bambino scomparso. Tra una vita e l’altra, è stata a Genova nel 2001. Nel 2019, ha pubblicato con questa casa editrice la raccolta di racconti L’amore ai tempi del G8.

Dove poter acquistare il libro online

https://www.ibs.it/amore-ai-tempi-del-g8-libro-flavia-rampichini/e/9788895187679?msclkid=538ad0d7cf8011ecb4da98968a58fc95

https://www.libreriauniversitaria.it/amore-tempi-g8-rampichini-flavia/libro/9788895187679?msclkid=538d7f54cf8011ecb10ca1e1041d354

Flavia Rampichini, L’amore ai tempi del G8 © Annulli Editori

Il giorno dopo, per prima cosa, mi lasciai con Gianni. Piangeva quando mi riaccompagnò a casa, ma ormai avevo deciso. 

«Potevi pensarci prima,» gli dissi «invece di trattarmi così male, anche ieri sera».

Scesi dalla macchina senza voltarmi indietro; sul vialetto di casa, buttai nel cestino il pacchetto di Camel con dentro le ultime tre sigarette. Sapevo che più tardi mi sarei pentita di quel gesto, ma non me ne importava niente.

Per non restare sola a crogiolarmi nella malinconia, quella sera stessa raggiunsi i miei in montagna e trascorsi gli ultimi giorni di vacanza a lanciarmi con lo slittino giù per i pendii innevati; la sera mi imbottivo di grappa e cioccolato per piombare in un sonno senza sogni fino al mattino.

Tornata a Milano cercai subito un corso di italiano per stranieri; avevo deciso di fare del volontariato, ma detestavo la carità pelosa, non volevo imbattermi in associazioni cattoliche o pseudo tali, e in più volevo anche fare qualcosa di divertente. Vicino a casa dei miei c’era un circolo Arci che teneva due sere la settimana uno di questi corsi. La prima sera arrivai al circolo nel bel mezzo di una tempesta di neve.

Mentre camminavo sul marciapiede il vento mi rovesciò l’ombrello come un calzino e fui lì lì per fare marcia indietro. Temevo però che se l’avessi fatto mi sarei lasciata sopraffare dalla solita pigrizia e non sarei più tornata. Così continuai a sfidare la furia degli elementi fino a spingere la porta di una saletta angusta e mal riscaldata. Il mio ardimento fu subito premiato da un’angelica visione: un marcantonio biondo dai capelli d’oro e gli occhi blu mi venne incontro col sorriso sulle labbra, tendendomi la mano.

«Ciao, sono Bruno» si presentò.

A me pari biondissimo, volevo dirgli, totalmente inebetita da cotanta bellezza, ma mi limitai a borbottare arrossendo: «Piacere, Eva».

«Vieni,» mi disse «sto per iniziare la lezione. Non ho niente da insegnare a nessuno, naturalmente, ma se vuoi assistere, solo per stasera, ti puoi fare un’idea di come vanno qui le cose».

Bruno mi guidò in una stanza piena di immigrati di varia provenienza: egiziani, algerini, sudamericani, cingalesi… tutti maschi tra i venti e i quarant’anni. Io e Bruno ci mettemmo vicini, in piedi, di fronte alla classe. Bruno prendeva tutti, non faceva nessuna selezione, rispetto al livello di conoscenza dell’italiano; si limitava a spostare in un gruppo più piccolo quelli che venivano per il secondo anno o che erano palesemente più avanti degli altri. Per il resto metteva insieme semianalfabeti e laureati nel loro paese di origine, gente appena arrivata che non capiva una parola d’italiano e ragazzi che invece erano in Italia già da un po’, ma volevano imparare a parlare bene la nostra lingua. Bruno più che parlare alla sua classe gridava, come se avesse a che fare con un branco di sordi; scandiva molto bene le parole e gesticolava tantissimo. All’inizio della lezione distribuì delle fotocopie con un po’ di frasette banali, ma poi lavorò tantissimo di fantasia, distaccandosi dal testo e scrivendo continuamente alla lavagna, a seconda di come rispondeva la classe. Per spiegare il significato delle parole nuove a quelli più indietro mimava delle scenette o faceva degli schizzi col gesso, e spesso li faceva ridere. Lo trovai bravissimo oltre che strafigo, e la mia soggezione crebbe man mano che il tempo passava. 

Alla fine dell’ora ero cotta a puntino e votata alla causa dell’insegnamento agli stranieri. Il corso mi piaceva anche perché aveva una solida base ideologica: si accoglievano tutti quelli senza permesso di soggiorno, era gratuito e gli alunni potevano trovare anche assistenza legale presso uno s portello a loro dedicato. Spesso chiedevano consulenza a Bruno sul contratto di lavoro, sulla casa, sulle sanatorie che apparivano all’orizzonte annunciate da voci di corridoio e poi si dileguavano come miraggi vani. 

Bruno rispondeva a tutti con cortesia e competenza, anche se non era lui a occuparsi dello sportello. Da parte mia, mi buttai a capofitto e con passione nel mio nuovo lavoro; la prima volta che tenni la classe da sola, avevo paura di non essere all’altezza, ma quando cominciai a parlare e vidi tutti quegli occhi sgranati fissi su di me, che si bevevano ogni mia parola come se ne andasse della loro vita, capii che ce la dovevo e ce la potevo fare. Capii anche che il mio stile sarebbe stato diversissimo da quello di Bruno; ero molto più scolastica, usavo molto di più il libro e molto meno l’improvvisazione, però vidi subito che la classe mi seguiva. Facevano domande sensate, e capivano quasi sempre la mia spiegazione. Questa risposta mi dava una grande soddisfazione, mi sentivo utile forse per la prima volta nella vita, e speravo che Bruno mi affiancasse ancora per vedere come mi impegnavo e come stavo diventando brava.

Una sera, tornando a casa dopo il corso, mi resi conto che avevo lasciato Gianni da più di un mese e non mi mancava per niente; anzi ero contenta di essere libera di innamorami di un altro. Decisi che dovevo a tutti i costi conquistare Bruno.

La sera della riunione arrivai alla sede dell’Arci poco prima delle nove; Bruno era già lì davanti alla porta; guardava verso di me, dando dei tiri lunghi e tranquilli alla sua sigaretta.

«Ciao Eva» mi salutò «vuoi fumare?».

Stavo per rifiutare, ma pensai che se avessi accettato avrebbe dovuto avvicinare la mano al mio volto per farmi accendere, e in più avrei avuto un pretesto per fermarmi lì fuori con lui. Quando la fiammella dell’accendino illuminò il suo sguardo blu tanto vicino alla punta del mio naso, un’altra fiamma più violenta mi si accese dentro, così repentina e rovente che temetti di restarne incenerita all’istante.

Riacquistata la distanza di sicurezza, notevole data l’altezza di Bruno, che si elevava ben oltre il mio metro-e-quasi-sessanta, recuperai un po’ di lucidità, quanto bastava per cercare convulsamente un qualsiasi argomento di conversazione.

«Siamo in anticipo?» chiesi con scarsa originalità.

«Mmh mmh» fece lui assorto, poi aggiunse di punto in bianco, come seguisse il filo dei suoi pensieri: «Al G8 ci dovremmo proprio andare secondo me. C’è tempo per organizzarci bene e portare anche i nostri studenti».

Annuii senza capire una parola di quanto stava dicendo. Pensai di essere ancora in stato confusionale per il suo sguardo di prima.

«Di solito è difficilissimo coinvolgerli nelle contestazioni che li riguardano» proseguì Bruno senza badare alla mia reazione «la maggior parte di loro pensa solo a lavorare per mandare i soldi a casa, e subisce ogni tipo di prevaricazione e di sopruso senza sospettare neanche lontanamente di avere dei diritti da rivendicare. Questa di Genova però sarà un’occasione importante. Sarebbe un bel fatto se si riuscisse a organizzare anche un corteo dei migranti, o qualcosa di simile. Ah, ecco Alessandra» disse sollevando lo sguardo e illuminandosi all’improvviso come una torcia elettrica. «Eva, ti presento Alessandra» aggiunse poi rivolto a me «la mia fidanzata».

Alessandra mi tese la mano, e io d’istinto cercai di tenderle la mia, ma non la trovai: si era liquefatta nella manica della giacca nel momento esatto in cui avevo sentito Bruno pronunciare la parola: “fidanzata”. 

Il giorno dopo feci due telefonate; la prima a mia sorella Camilla.

«Cami, tu cosa sai del G8?»

Intervista

ILARIA – Ciao Flavia e benvenuta su questo magazine. Iniziamo dalla prima domanda. Perché hai cominciato a scrivere questo libro? 

FLAVIA – Ho iniziato a scrivere i racconti che compongono questa raccolta, perché dopo tanti anni sentivo l’esigenza di tornare su quel periodo in cui la mia vita è profondamente cambiata e soprattutto sull’evento che è stato al centro di quella svolta epocale, cioè il G8 di Genova nel 2001 e le attività del movimento che lo contestava, proponendo un modello sociale ed economico alternativo. Mi sembrava anche che, nonostante sui fatti di quei giorni fosse stato giustamente scritto moltissimo, mancasse un approccio narrativo al tema, che non ci fosse insomma ancora un libro che parlasse del G8 non da un punto di vista giornalistico o politico, ma letterario. 

ILARIA – C’è un’immagine nella tua memoria che ricolleghi al momento in cui hai deciso di voler diventare autrice di questo manoscritto?

FLAVIA – Quando ho scritto questi racconti,  i miei figli erano tutti e due piccoli, quindi ero sempre in corsa contro il tempo e riuscivo a scrivere solo sul metro mentre andavo al lavoro. Perciò sì, ho un’immagine di me strizzata come una sardina nel metro con la faccia appiccicata allo smartphone e l’indice che si muove a zig zag pigiando sulla tastiera (non so usare i pollici come i giovani). Gli altri passeggeri avranno pensato che fossi una fanatica di Candy Crush, oppure no perché stavano appiccicati agli smartphone anche loro.

ILARIA – Quali scrittrici ti hanno maggiormente ispirata e come sei arrivata a loro?

FLAVIA – Più che una scrittrice in questo caso è stato uno scrittore a ispirarmi, si tratta di Haruki Murakami, un autore che amo molto. L’idea mi  è venuta dalla sua raccolta di racconti “Tutti i figli di Dio danzano”. Sono racconti incentrati su personaggi diversi, ma tutti uniti dal filo conduttore del terremoto di Kobe del 1995. Mi è piaciuto molto il modo in cui Murakami ha messo quest’evento sullo sfondo di tutti i racconti, riuscendo a presentarlo come un evento imprescindibile dalle vicende dei suoi personaggi, ma senza mai parlarne direttamente. Mi è sembrato il modo giusto anche per me per parlare dei fatti del G8 senza analizzarli direttamente, ma facendone emergere sullo sfondo tutta la portata epocale, anche se alla fine mi sono resa conto che il G8 è molto più presente in alcuni dei miei racconti di quanto il terremoto non lo sia nei racconti di Murakami. E anche che lui scrive molto meglio di me, ma questa è un’altra storia.

ILARIA – “L’amore ai tempi del G8″… descrivilo in 7 aggettivi.

FLAVIA – 7 dici? Proverò a dirtene uno per ognuno dei racconti che compongono la raccolta: impegnato, fantasioso, indignato, nonviolento, romantico, introspettivo; e un ultimo per la raccolta nel suo insieme: breve.

ILARIA – Quanto tempo hai impiegato per realizzare il libro “L’amore ai tempi del G8”?

FLAVIA  – Di preciso non saprei dirti, a scrivere i racconti qualche mese probabilmente. Ci ho messo di più a correggerli e metterli insieme, perché non potevo farlo nel metro, avevo bisogno di un computer e di un po’ di tranquillità (una stanza tutta per me, avrebbe detto Virginia Woolf) così ho dovuto aspettare una bella vacanza estiva.

ILARIA – Quali le emozioni che ti sono sopraggiunte all’atto della pubblicazione del libro “L’amore ai tempi del G8”?

FLAVIA  – Ero molto contenta, mi piaceva molto anche la copertina di Luca Salce, e poi speravo che fosse l’occasione per tornare a parlare del G8, ero e sono tutt’ora felice di aver dato il mio piccolo contributo alla memoria di quei giorni. Le presentazioni del libro sono state un’occasione di confronto con altre persone che erano state a Genova nel 2001; le emozioni  erano così intense che ne è nata anche una canzone,  in collaborazione con Vincenzo Onida e Marta Rampichini.

(https://www.carlogiuliani.it/archives/musica/7554)

ILARIA – In che stato si trova, a tuo avviso, la letteratura italiana di oggi?

FLAVIA  – A questa domanda mi riesce difficile risponderti perché non ho una visione d’insieme, ma piuttosto frammentaria della narrativa italiana di oggi, leggo solo alcuni autori e libri che mi ispirano e mi capita anche di abbandonare dopo le prime pagine dei romanzi acclamati dalla critica, perché mi sembra non abbiano niente di particolare da dirmi, mentre a volte scopro libri di autori meno noti che mi sorprendono piacevolmente. La lista dei romanzi italiani degli ultimi anni che mi sono piaciuti resta comunque lunga, ma te ne cito tre, non proprio recentissimi, per me particolarmente significativi: L’amica geniale, di Elena Ferrante (soprattutto i primi due), per l’intensità della storia e del linguaggio; Noi la farem vendetta, di Paolo Nori, che penso mi abbia influenzata per l’intersezione tra vicende politiche e vicende personali, che in questo libro gli riesce benissimo, e infine Generations of love di Matteo B. Bianchi, per la schiettezza con cui sa trasmettere emozioni senza sfoggio di grandi mezzi, ma con tanta ironia e una buona dose di coraggio.

ILARIA – Che rapporto hai con il mondo letterario in generale? 

FLAVIA  – Non riesco davvero a immaginare la mia vita senza la letteratura; prima che una scrittrice, sono sempre stata una lettrice, onnivora e vorace da ragazza, con il passare degli anni più selettiva e temperante, ma ancora oggi se trovo un libro che mi piace mi ci butto a capofitto e faccio fatica a staccarmi. Se invece vuoi sapere che rapporto ho con gli ambienti letterari e con gli altri scrittori, nessuno: non faccio la scrittrice di professione.

ILARIA – Che rapporto hai con il tuo editore?

FLAVIA  – Un ottimo rapporto di collaborazione. Leonardo Annulli è un editore molto professionale, molto serio, che fa il suo lavoro con passione e mi dà sempre dei consigli preziosi su come migliorare la mia scrittura. 

ILARIA – A che tipologia di lettore pensi quando scrivi?

FLAVIA  – Di solito quando scrivo non penso tanto ai lettori, sono più concentrata su quello che voglio raccontare, sul processo creativo. Nel caso dell’Amore ai tempi del G8 però mi è capitato di pensare che sarebbe stato bello se il libro fosse finito tra le mani di chi in quegli anni aveva fatto parte con me dei gruppi d’azione diretta nonviolenta, mi sarebbe piaciuto molto parlarne con loro, sentire cosa ne pensavano di come avevo raccontato le nostre azioni di protesta. Poi alle presentazioni ho scoperto che il libro ha qualcosa da dire anche ai più giovani, che al G8 non c’erano per motivi anagrafici: un effetto collaterale molto positivo, che non avevo previsto.

ILARIA – Se tu potessi scegliere solo tre libri da te scritti, da consigliare ai miei lettori, quali sarebbero?

FLAVIA  – Oltre a L’amore ai tempi del G8, Nulla di vero, un giallo appena pubblicato sempre con Annulli editori, e Magari Parto, che ho pubblicato con Mammeonline, la storia della mia prima maternità.

ILARIA – Progetti futuri?

FLAVIA  – Ho una storia che ho finito da poco di scrivere e devo decidermi a rivederla e pensare cosa farne, poi mi piacerebbe provare a pubblicare una raccolta di poesie, ne ho scritte parecchie negli anni, di solito le posto sui social, ma temo che la poesia sia un genere con tanti autori e pochissimi lettori.

ILARIA – Saluta i lettori in modo originale. 

FLAVIA  – Se hanno avuto la pazienza di leggermi fin qui, più che un saluto originale si meritano un saluto caloroso e un abbraccio virtuale.

COOLMAGAZINEINTERNATIONAL 2022 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Questa intervista è stata rilasciata telefonicamente dalla scrittrice Flavia Rampichini alla giornalista pubblicista Ilaria Solazzo. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633).

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